M.E.C.
Malattie Emorragiche Congenite
Malattie Emorragiche Congenite
L’emofilia è una malattia genetica rara della coagulazione del sangue.
Il sangue delle persone con emofilia non coagula correttamente perché manca o funziona poco un fattore della coagulazione, proteine fondamentali per fermare le emorragie.
Il sanguinamento non è più rapido o più abbondante, ma dura più a lungo e può comparire:
dopo traumi, interventi chirurgici o procedure odontoiatriche
spontaneamente, soprattutto nelle articolazioni e nei muscoli.
Tipo di emofilia Causa
Emofilia A Carenza del fattore VIII (FVIII)
Emofilia B Carenza del fattore IX (FIX)
Tipo Incidenza
Emofilia A 1 caso ogni 5.000 maschi nati vivi
Emofilia B 1 caso ogni 30.000 maschi nati vivi
Emofilia A è circa 4–5 volte più frequente dell’emofilia B.
L’emofilia è legata al cromosoma X, perché il gene responsabile si trova su questo cromosoma.
Gli uomini hanno un solo cromosoma X: se contiene il gene, la malattia si manifesta.
Le donne hanno due cromosomi X: se uno contiene il gene, l’altro può compensare. In questo caso, la donna è portatrice.
Figli di donna portatrice Probabilità
Figlio maschio 50% di avere l’emofilia
Figlia femmina 50% di essere portatrice
In circa un terzo dei casi, l’emofilia può essere sporadica ovvero compare senza storia familiare, a causa di una nuova mutazione genetica.
Gravità Livello del fattore Sanguinamento tipico
Lieve 5–40% Dopo traumi, interventi chirurgici o dentarie; sanguinamenti spontanei rari
Moderata 1–5% Sanguinamenti prolungati dopo traumi o procedure; episodi spontanei occasionali
Grave <1% Sanguinamenti frequenti, soprattutto articolazioni e muscoli; possono essere spontanei
Sintomo Descrizione
Lividi frequenti Anche dopo traumi minori
Sanguinamenti articolari (emartro) Caviglie, ginocchia, gomiti; se ripetuti possono danneggiare le articolazioni
Sanguinamenti muscolari Braccia, cosce, ileopsoas, polpacci;
Neonati e bambini Naso, bocca, testa, muscoli, articolazioni
Donne Mestruazioni abbondanti, sanguinamento dopo parto
Sanguinamenti prolungati Tagli, interventi chirurgici, estrazioni dentarie, traumi
Emorragie pericolose Encefalo-testa, collo, apparato gastrointestinale; richiedono intervento urgente
La diagnosi si basa su esami di laboratorio:
Test di coagulazione basale (aPTT ratio);
Dosaggio del fattore VIII o IX;
Test genetico per identificare la mutazione.
Terapia sostitutiva
Somministrazione del fattore mancante (FVIII o FIX), con farmaci:
Ricombinanti prodotti con tecnologie di DNA ricombinante;
Derivati dal plasma (oggi meno usati).
Tipo Frequenza Uso
Emivita standard 1–2 volte/die o 3 volte/settimana Trattamento a richiesta o profilassi
Emivita prolungata Inferiore frequenza Trattamento a richiesta o profilassi
Terapie non sostitutive
Sono farmaci innovativi che non sostituiscono il fattore mancante ma aiutano il processo di coagulazione con meccanismi diversi.
Un esempio è l’ Emicizumab: anticorpo bispecifico per emofilia A grave e moderata, con o senza inibitori, somministrato sottocute.
Altre terapie innovative, anche per l’emofilia B, saranno disponibili prossimamente.
Terapia genica
Introduce una copia funzionante del gene nel fegato;
Disponibile per alcuni adulti con emofilia grave A o B;
Permette di produrre autonomamente il fattore mancante.
Agenti bypassanti (rFVIIa /fattore VII ricombinante attivato e aPCC /complesso protrombinico attivato)
Utilizzati in pazienti con inibitori;
Stimolano la formazione di coaguli per fermare il sanguinamento.
Oggi sappiamo che anche molte donne portatrici possono avere sanguinamenti, soprattutto se hanno livelli ridotti del fattore della coagulazione.
La nuova classificazione (2021, ISTH) riconosce cinque categorie basate su livelli di fattore e sintomi emorragici:
Donne con emofilia lieve (5–40%)
Donne con emofilia moderata (1–5%)
Donne con emofilia grave (<1%)
Portatrici sintomatiche (>40% ma con sanguinamenti)
Portatrici asintomatiche (>40%, senza sintomi)
Le donne possono avere gli stessi sintomi degli uomini e a questi possono aggiungersi manifestazioni specifiche femminili, legate soprattutto alla sfera ginecologica. Tra queste, sono frequenti mestruazioni abbondanti o prolungate, che possono causare anemia da carenza di ferro con sintomi come debolezza e stanchezza. Sono inoltre comuni dolore mestruale e dolore durante l’ovulazione. Alcune condizioni ginecologiche possono essere più frequenti, tra cui: cisti ovariche emorragiche, che possono provocare dolore intenso, ed endometriosi. Sanguinamenti irregolari o più intensi possono verificarsi anche durante la perimenopausa.
Immunologiche: inibitori anti-fattore VIII o IX;
Muscolo-scheletriche: artropatia cronica, contratture, pseudotumori ( masse a carico di ossa o tessuti molli), fratture;
Infezioni trasfusione-correlate: HIV, HCV, HBV, HAV, parvovirus, prioni.
Oggi, grazie a terapie sicure ed efficaci, la complicanza più temuta resta l’insorgenza di inibitori, che può rendere inefficace il trattamento sostitutivo.
Quando le persone con emofilia A o emofilia B usano prodotti sostitutivi del fattore di coagulazione per prevenire o trattare un sanguinamento, il loro sistema immunitario può produrre anticorpi chiamati inibitori. Questi inibitori bloccano o distruggono il trattamento, rendendolo inefficace. Possono svilupparsi a qualsiasi età e indipendentemente dalla gravità della malattia, ma sono più comuni nell’emofilia A.
Nell’emofilia B, la comparsa di inibitori può provocare reazioni allergiche gravi al fattore IX, durante o subito dopo la somministrazione, rendendo fondamentale il supporto degli specialisti.
Si distinguono:
Low response (<5 UB/ml)
High response (>5 UB/ml, circa il 50% dei casi)
Induzione di tolleranza immunitaria (ITI): somministrazioni regolari di fattore per mesi/anni; efficace 70–80% emofilia A grave, mentre i risultati sono più variabili in forme moderate o lievi e nell’emofilia B, dove l’esperienza è limitata;
Se ITI non funziona: terapie non sostitutive.
Inibitore basso: concentrato di FVIII o FIX ad alte dosi
Inibitore alto: rFVIIa o aPCC
In corso di terapia con Emicizumab: rFVIIa preferito all’aPCC,
In emofilia B con inibitore ad alto titolo: preferire rFVIIa, per la presenza di fattore IX attivato nell’aPCC
Attenzione: tutti i trattamenti richiedono monitoraggio per reazioni allergiche e rischi trombotici.
Oggi, l’emofilia viene trattata in modo da permettere ai pazienti una vita normale. Gli attuali trattamenti non solo salvano la vita dei pazienti ma ne migliorano enormemente la qualità riducendo al minimo il dolore, l’immobilità e limitando i problemi a scuola, nel lavoro e nella vita sociale di ogni giorno.
La scuola.
Ancora oggi però è fondamentale per i ragazzi e per i genitori affrontare alcune criticità lungo il percorso di crescita. L’accettazione della malattia, la gestione del quotidiano, le difficoltà nel percorso scolastico e nei rapporti interpersonali all’interno del contesto sociale sono alcune delle principali problematiche. In particolare nella fase adolescenziale, quando nella vita del ragazzo emofilico si aggiungono alle difficoltà tipiche dell’età quelle specifiche della malattia.
Il lavoro.
Non esiste alcun motivo per nascondere sul posto di lavoro il fatto di essere emofilico. Anzi! Il fatto che i colleghi lo sappiano può essere d’aiuto in caso di necessità.
In viaggio.
Se si intraprende un viaggio, è opportuno informarsi sui centri emofilia esistenti nei luoghi nei quali ci si intende recare, per lavoro o per svago.
Lo sport.
Una certa attività fisica è salutare sia per il corpo che per la mente. Camminare, nuotare, correre, possono aiutare ad irrobustire la muscolatura e a stabilizzare le articolazioni. Tranne alcuni sport (quali il rugby, il pugilato, lo judo ed il karate, non consigliabili per l’alto rischio di lesioni che possono provocare emorragie interne), è possibile praticare qualsiasi sport.
Lo Stress.
Un metodo per mantenere uno stile di vita sano e ridurre lo stress, è quello di imparare quanto più possibile sul proprio disordine emorragico e capire che impatto può avere sulla propria vita: conoscere i propri limiti permette di evitare rischi inutili.
Nell’800 l’emofilia colpì molti membri delle famiglie reali di Inghilterra, Spagna, Germania e Russia. Tutti i soggetti colpiti erano discendenti diretti della regina Vittoria, la prima portatrice nota di emofilia nella sua famiglia. Forse il più famoso tra i discendenti di Vittoria colpiti dall’emofilia è il figlio dello Zar Nicola II, il piccolo zarevic Alexei, assassinato poi con la sua famiglia durante la rivoluzione bolscevica del 1917.
La fonte delle informazioni è www.fedemo.it